Prosegue l'attività "riformatrice" del Governo, questa volta alle prese con la lotta alla cultura.Il più grande patrimonio del nostro Paese è inopinabilmente quello artistico: ma qualcuno sembra essersene dimenticato…
Di fronte ad una politica fatta di spasmi, di tagli qua e là, avulsi da ogni logica se non quella del risparmio senza se e senza ma, ecco che anche la cultura diventa bersaglio prediletto, nella prospettiva ormai palese dell’obnubilamento delle nostre ricchezze.
A qualche giorno di distanza dalla manifestazione del 10 dicembre che ha visto Piazza del Popolo gremirsi di persone, musicisti, cantanti, ballerini pronti a far sentire la loro voce contro lo scempio del governo, il ritmo è sempre quello: risparmio, taglio, taglio, risparmio.
Già l’estate aveva preannunciato tempi magri per la cultura e l’inverno non ha fatto che confermarli: l’excalibur del governo – alias decreti legge – si è avventata come una scure sulle nostre teste, senza preoccuparsi minimamente dei danni. Ed ecco a pioggia arrivare la decurtazione del fondo dell'8 per mille destinato ad interventi di conservazione e restauro del patrimonio culturale, il taglio di 45 milioni di euro dirottati a compensare l’esenzione ICI, gli accantonamenti di bilancio, 15 milioni euro dal 2008 al 2010 e altri 90 nel triennio. Insomma taglia taglia la coperta è sempre più corta e come la tiri da una parte dall’altra si ritira….
Alla fin dei conti, il famigerato decreto 112 porterà con l’anno nuovo un riduzione di ben 236 milioni di euro, concentrati in un settore nevralgico come quello della tutela e della conservazione del patrimonio culturale. A questo si deve aggiungere una previsione di riduzione del Fondo unico dello spettacolo di quasi il 40 per cento. Il Fondo unico sarebbe peraltro l’unico strumento di finanziamento delle attività artistiche che hanno portato alto il nome del nostro paese negli anni e questo si traduce inevitabilmente con l’annullamento del finanziamento pubblico per la musica, il teatro, la lirica, la danza, le attività circensi e lo spettacolo viaggiante, nonché dei fondi erogati a molte delle più importanti istituzioni dello spettacolo per l’Italia e nel mondo.
Conseguenza immediata: il Teatro della Scala sciopera, il Maggio Fiorentino lo stesso, a Pisa si cancella il calendario delle recite, molti cantanti lirici non si sono visti rinnovare il contratto e adesso errabondano senza meta. Ma si continua a fare orecchi da mercante…
Possibile che l’Italia di Dante, Verdi e Puccini si sia ridotta a questi infimi livelli?
Possibile che la lotta alla spesa pubblica cagioni scempi di questa natura?
Possibile che il governo continui a fare il bello e il cattivo tempo a suo più vivido piacimento?
Ora nessuno nega che il sistema italiano della spesa pubblica richieda una razionalizzazione per ridurre gli sprechi, ma dobbiamo proprio usare il machete come fossimo al gioco della pentolaccia per raggiungere l’obiettivo, ammesso che questa sia la strada giusta?
Si salva Alitalia e si manda alla malora la cultura che è la culla della nostra crescita…
Ma quand’è l’ultima puntata di questo reality??
Romina Zago
Di fronte ad una politica fatta di spasmi, di tagli qua e là, avulsi da ogni logica se non quella del risparmio senza se e senza ma, ecco che anche la cultura diventa bersaglio prediletto, nella prospettiva ormai palese dell’obnubilamento delle nostre ricchezze.
A qualche giorno di distanza dalla manifestazione del 10 dicembre che ha visto Piazza del Popolo gremirsi di persone, musicisti, cantanti, ballerini pronti a far sentire la loro voce contro lo scempio del governo, il ritmo è sempre quello: risparmio, taglio, taglio, risparmio.
Già l’estate aveva preannunciato tempi magri per la cultura e l’inverno non ha fatto che confermarli: l’excalibur del governo – alias decreti legge – si è avventata come una scure sulle nostre teste, senza preoccuparsi minimamente dei danni. Ed ecco a pioggia arrivare la decurtazione del fondo dell'8 per mille destinato ad interventi di conservazione e restauro del patrimonio culturale, il taglio di 45 milioni di euro dirottati a compensare l’esenzione ICI, gli accantonamenti di bilancio, 15 milioni euro dal 2008 al 2010 e altri 90 nel triennio. Insomma taglia taglia la coperta è sempre più corta e come la tiri da una parte dall’altra si ritira….
Alla fin dei conti, il famigerato decreto 112 porterà con l’anno nuovo un riduzione di ben 236 milioni di euro, concentrati in un settore nevralgico come quello della tutela e della conservazione del patrimonio culturale. A questo si deve aggiungere una previsione di riduzione del Fondo unico dello spettacolo di quasi il 40 per cento. Il Fondo unico sarebbe peraltro l’unico strumento di finanziamento delle attività artistiche che hanno portato alto il nome del nostro paese negli anni e questo si traduce inevitabilmente con l’annullamento del finanziamento pubblico per la musica, il teatro, la lirica, la danza, le attività circensi e lo spettacolo viaggiante, nonché dei fondi erogati a molte delle più importanti istituzioni dello spettacolo per l’Italia e nel mondo.
Conseguenza immediata: il Teatro della Scala sciopera, il Maggio Fiorentino lo stesso, a Pisa si cancella il calendario delle recite, molti cantanti lirici non si sono visti rinnovare il contratto e adesso errabondano senza meta. Ma si continua a fare orecchi da mercante…
Possibile che l’Italia di Dante, Verdi e Puccini si sia ridotta a questi infimi livelli?
Possibile che la lotta alla spesa pubblica cagioni scempi di questa natura?
Possibile che il governo continui a fare il bello e il cattivo tempo a suo più vivido piacimento?
Ora nessuno nega che il sistema italiano della spesa pubblica richieda una razionalizzazione per ridurre gli sprechi, ma dobbiamo proprio usare il machete come fossimo al gioco della pentolaccia per raggiungere l’obiettivo, ammesso che questa sia la strada giusta?
Si salva Alitalia e si manda alla malora la cultura che è la culla della nostra crescita…
Ma quand’è l’ultima puntata di questo reality??
Romina Zago







