sabato 26 gennaio 2008

Formazione in corso - la lezione di Ignazio Marino

di Benedetta Marino - Roma

la lezione - il dibattito

Per avere un’idea di cosa sia la ricerca nel mondo e a cosa invece la si riduca nel nostro paese è bastato ascoltare la storia umana e professionale di Ignazio Marino ; un curriculum lunghissimo per uno dei chirurghi italiani piu conosciuti al mondo, che ha abbandonato la professione per approdare ai lidi della politica.
Proprio il racconto di quando due anni fa ha lasciato gli Stati Uniti per tornare in Italia da senatore è utile per comprendere quale sia lo stato dell’arte nel settore accademico e della produzione scientifica nel nostro paese, ambiti in cui la meritocrazia sembra proprio non avere diritto di accesso. Accanto ai consueti problemi di finanziamento (basti pensare che l’Italia destina alla ricerca solo l’1,1% a fronte del 2,5% degli Usa o del quasi 4% dei paesi scandinavi) esiste anche una logica di attribuzione delle risorse assolutamente dispersiva e del tutto svincolata da criteri meritocratici e di produttività, secondo la consueta distribuzione a pioggia dei fondi; per non parlare ovviamente dell’età media dei professori universitari, per cui in Italia solo 9 (9!) hanno meno di 36 anni. E’ chiaro, secondo Marino, che occorre un cambiamento nell’approccio culturale del problema e dunque, da quando è diventato parlamentare e Presidente della Commissione Sanità al senato, si è impegnato da subito affinché potesse realmente iniziare un percorso verso la meritocrazia.
In finanziaria sono passati alcuni emendamenti, tra cui uno che istituisce un fondo per bandire un concorso rivolto solo a ricercatori under 40, con l’aggiunta, non indifferente, che questi giovani studiosi saranno giudicati da una commissione composta sempre da under 40 di cui la metà provenienti da università straniere. E’ naturalmente un primo esempio di ciò che significa riportare all’interno di un settore nevralgico come l’università sistemi di valutazione trasparenti ed oggettivi, per cui non sia più possibile per i baroni trafficare e spingere avanti figli e figliastri secondo il diffuso principio della fedeltà, anziché quello delle capacità e dei meriti individuali. Se tale sistema è da rigettare in toto per ogni tipo di facoltà, nel settore sanitario – sostiene Marino - questo tipo di logiche perverse deve fare i conti con qualcosa di più pesante di un posto di docente da garantirsi, e cioè deve fare i conti con la vita delle persone. Lo scandalo dei primari indicati dalla politica non è un fatto di questi giorni, eppure è una prassi diffusa e al contempo odiosa, che può però essere combattuta inserendo – anche qui – dei criteri di valutazione per cui manager, direttori sanitari e medici devono rispondere di obiettivi chiari e definiti, e dove siano previste vere e proprie pagelle sul rendimento professionale in base alle quali si possano poi attuare procedure premianti o, a seconda, sanzionatorie (concetti oggi praticamente assenti o mai applicati). In conclusione Marino auspica una competizione alla pari, in cui i migliori possano emergere e possano sentirsi riconosciuti, anche economicamente, i meriti di un prodotto di cui è tutta la collettività a beneficiare, se resta fermo l’assunto che la ricerca davvero sia il motore di una società moderna.

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