Di Benedetta Marino - Roma
la lezione - il dibattitoNicola Rossi, prendendo spunto dal suo libro “Riformisti per forza”, ha cercato di tracciare una linea di analisi sugli errori del centrosinistra in questi anni e sulla incapacità di mettere mano a delle vere riforme di sistema. Partendo dalla domanda: “che cosa significa oggi innovare in politica?” Rossi ha proposto delle soluzioni che presuppongono una forte capacità di autocritica di cui le forze riformiste del centrosinistra, quelle che oggi rispondono alla sigla di Partito democratico, dovrebbero farsi carico, cercando di superare atavici ostacoli ed inadeguatezze quasi strutturali.
Rossi ha ricordato come già nel suo libro (datato 2002) alcune delle questioni oggi in campo fossero già state analizzate e vi fosse stata quasi una preconizzazione, basata sui fatti, di ciò che poi sarebbe avvenuto, come ad esempio il tema degli incidenti sul lavoro o quello del meccanismo di gestione dei fondi europei per il Mezzogiorno. E dunque: perché il centrosinistra non è stato in grado di vedere qualcosa di tanto palese? Perché, ad esempio, quando nel 2001, senza l’accordo con gli altri partiti della coalizione, si persero le elezioni ma le si perse per poco, non si comprese che la strada verso il Pd era tracciata ed invece si continuava a ripetere che l’errore era quello di non aver costruito un’alleanza? Il problema, secondo Rossi, è che l’attuale classe dirigente ha un’impostazione culturale che è figlia del periodo in cui i rappresentanti si sono formati, e dunque tutto è ricollegabile alla questione del ruolo dello Stato in economia e a quale debba essere il livello di concorrenza sul mercato. Non si parla di capitale umano, non si r
agiona di università, di settori nevralgici per lo sviluppo del paese.Ma quando si ha un’impostazione di un certo tipo, tutto ciò che pur di buono si fa (ad esempio l’innalzamento delle pensioni minime o le liberalizzazioni) non si riesce a comunicarlo proprio perché non lo si ha dentro, perché manca una convinzione che è innanzitutto culturale. Due esempi: nell’Università italiana è inesistente il principio della comparazione, per cui risulta impossibile capire quale sia meglio di un’altra, ed è inammissibile che ad esempio il contratto di un professore di un ateneo privato sia identico a quello di uno pubblico. In Spagna vige questo principio, ed è così che poi sono nati almeno 5 centri di eccellenza. Allo stesso modo, se si prende la Pubblica Amministrazione, si vede che molte leggi votate in parlamento hanno l’effetto di creare dei mostri burocratici che portano alla sovrapposizione di continue procedure, senza alcun ragionamento sull’effettivo rapporto tra costi e benefici ed ingessando cosi la vita del cittadino, quel cittadino che secondo quella impostazione culturale non è sullo stesso piano dello Stato.
Finchè non si superano tali assunti, finchè le nuove generazioni non scardineranno anche con piccoli interventi (ad esempio nei campi di cui sopra) un sistema culturale vecchio di 40 anni, non è possibile fare delle vere riforme; bastano pochi elementi però per far sì che il paese possa guardare alla realtà diversamente.
Il Partito democratico per fortuna nasce proprio sulla base di una diversa visione del futuro, ma è evidente che senza un fondamento culturale omogeneo un partito non esiste. Infine, rispondendo ad alcune domande, Rossi ha individuato un altro errore compiuto dalle forze politiche riformiste del centrosinistra in questi anni, ovvero quello di non essere state capaci, contrariamente a quanto operato da Blair e Sarkozy ad esempio, di attuare un investimento massiccio per ridurre, ridimensionare le ali interne alla maggioranza, utilizzando l’opposizione.Blair ha vinto una battaglia modificando una clausola cara all’estrema sinistra e così si è imposto, ugualmente Sarkozy ha trionfato alle presidenziali dopo aver sconfitto gli alleati interni (Chirac e i suoi fedelissimi). In questo modo si riesce ad affermare davvero una leadership.
Al contrario l’Ulivo nel 2006 è arrivato come era partito; ecco perché la crisi di oggi non è responsabilità di Mastella, perché lui ha lavorato su un terreno che la coalizione di governo in questi anni non ha smesso di coltivare. In conclusione poi Rossi aggiunge anche un' ulteriore motivazione, che è di merito e di metodo allo stesso tempo, tra gli errori del centrosinistra, e in special modo dei riformisti del centrosinistra: l’incapacità di parlare ad una fetta consistente dell’elettorato, a quella parte rilevante del paese che usando internet, esportando all’estero, studiando col progetto Erasmus, è aperta all’esterno e rappresenta la componente più dinamica e propositiva della nostra società. Non ha alcun senso, a suo avviso, che una forza politica che guarda al futuro non parli a questa gente, lasciandola nell’irritazione del non essere considerata interlocutrice determinante in virtù dell’apporto che dà al paese, e costringendo questa fetta di Italia a tentare vie d’uscita strettamente individuali anziché beneficiarla di una soluzione collettiva, come la politica propriamente dovrebbe fare.






2 commenti:
è stata proprio una bella esperienza
Un saluto a carpe dem dalla delegazione newyorkese in visita alle primarie us.
Posta un commento